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EIACULAZIONE
PRECOCE
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La
incontrai a una grande festa in un parco. C'erano
bandiere e la gente ballava. Era seduta su una panchina
e chiacchierava con una mia amica che avevo corteggiato
a lungo senza ottenere neppure un bacio. Restai
senza fiato: era bellissima. Bella come le ragazze
che vedi sui giornali. Dopo due giorni ci rivedemmo
da soli e facemmo l'amore. Mentre l'accarezzavo
l'emozione mi strattonava dentro e quando lei fu
nuda, e io guardai i suoi seni perfetti e i capezzoli
piccoli eretti e scuri, fu come se il vento mi avesse
strappato dal letto e sbattuto contro le nuvole.
Quando appoggiai il mio sesso contro la sua conchiglia
sentii che ero eccitato in modo mostruoso, cercai
di controllarmi ma anche lei era molto eccitata
e spingeva contro di me per farmi entrare. Sentii
contro il mio glande l'attrito ruvido dei suo peli
e poi il caldo umido e scivoloso della sua natura.
Mentre cadevo dentro di lei capii che tutto era
perduto. Non avevo nessun modo per controllare la
mia eccitazione...
Stavo raggiungendo l'orgasmo. Il piacere quasi non
lo sentivo tanto ero disperato. Avrei voluto amarla
a lungo, darle piacere, sentire il suo desiderio
crescere fino al punto più alto. Invece stavo
già svuotandomi dentro di lei con la gola
serrata in un nodo. Mi agitai furiosamente, nonostante
sentissi un poco di fastidio perché l'eiaculazione
era terminata e io avrei dovuto invece fermarmi
per qualche secondo. Con quei colpi disperati cercavo
di darle un po' di piacere. Dentro di me percepivo
un'angoscia dolorosa e un'enorme vergogna.
Ero un eiaculatore precoce.
Mi succedeva da tempo. All'inizio dopo l'orgasmo
mi limitavo ad accasciarmi tristissimo. Poi avevo
imparato a sfruttare quel poco tempo nel quale ancora
il mio sesso manteneva una certa durezza.
A volte così, col pisello barzotto, mi era
riuscito di combinare qualcosa. Ma quella volta
ero troppo deluso. La desideravo tantissimo ed ero
durato veramente quattro secondi.
La coscienza del fiasco assoluto nel quale mi ero
esibito mi umiliò talmente che anche quel
residuo di erezione svanì istantaneamente
e il mio pisello sgusciò fuori dal suo paradiso,
restringendosi a vista d'occhio, fino ad arrivare
alla misura di una nocciolina americana. Era successo
di nuovo. |
Ero
disperato. Odiavo il mio pisello, odiavo il mondo, odiavo
il sesso. Chi ha provato un disastro sessuale sa cosa
voglio dire. Per mia fortuna sapevo dove fosse la clitoride
per cui cercai di darmi un contegno, fare finta che
non fosse successo nulla di grave e cercare di farle
piacere accarezzandola e baciandola. È in quei
momenti che uno deve dimostrare di essere uomo. Riuscire
a soddisfarla sessualmente con altri mezzi, quando "Hulk
il Trivellatore", quel pirla, ha fatto cilecca.
Se uno è un vero uomo si ingegna, sennò
si mette a piangere.
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