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ULULANDO
DI TERRORE
PRECIPITAVO IN UN
CIRCOLO VIZIOSO
Era
veramente terribile come situazione. Avevo provato di
tutto. Mi fermavo quando mi eccitavo troppo. Oppure
uscivo da lei per calmarmi un attimo. Ma ormai ero prigioniero
del meccanismo perfetto dell'ansia.
Durante i miei primi rapporti sessuali a volte era successo
a volte no. Ma io avevo iniziato a preoccuparmi moltissimo.
Era diventato un pensiero fisso. Fin da quando iniziavo
a baciarmi con una ragazza mi chiedevo quanto sarei
durato. E mentre la penetravo stavo attento a sentire
i segni premonitori che indicavano che l'orgasmo stava
arrivando. E più li spiavo, più li temevo
e più arrivavano in fretta. E anche quando riuscivo
ad avere una seconda erezione, e a tentare di ripetere
l'impresa, duravo pochissimo.
Ma
era molto difficile che arrivassi a una seconda erezione
perché dopo il primo insuccesso ero così
tanto triste e avvilito che niente più mi ridava
il desiderio. Avevo diciannove anni ed ero molto depresso.
Mi era poi capitato di stare a lungo con una ragazza
che era molto femminista (correva l'anno 1974) e quando
io venivo subito lei si arrabbiava e mi diceva che ero
un egoista e pensavo solo al mio piacere. Io non riuscivo
a spiegarle che avrei voluto con tutte le mie forze
durare per ore e farla impazzire di piacere ma che proprio
non ne ero capace. Di provare piacere poi non se ne
parlava.
Sì, sentivo quella sensazione ma non me la godevo,
non riuscivo ad assaporarla perché ero attanagliato
dalla tristezza della sconfitta. Cercando di comportarmi
bene con lei iniziai a occuparmi seriamente dei cosiddetti
preliminari. Cioè prima della penetrazione dovevo
accarezzarla e baciarla di modo che fosse più
eccitata. Ma non riuscivo a farlo con interesse.
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Per
me erano gesti meccanici. Toccarla lì, toccarla
qui, era una specie di compito in classe. E io sapevo
già che non sarei riuscito a rispondere alla
domanda più difficile. Poi la situazione
si aggravò ulteriormente perché lei
non voleva più che la soddisfacessi in altro
modo. Voleva raggiungere l'orgasmo con la penetrazione.
Anche per lei era diventata una fissa. Io pregavo
che si ripetesse un fenomeno strano che mi accadeva
ogni tanto. Se riuscivo a prendere un certo ritmo
di su e giù era come se mi si anestetizzasse
il pisello. Non sentivo nessun piacere ma potevo
andare avanti per parecchio, se riuscivo a non perdere
quel ritmo. |
Ma era un fenomeno raro e non ritrovavo mai il modo
di fare giusto, perché si ripetesse. Il fatto
che facendolo non provassi piacere non mi interessava
tanto, quel che mi importava era di fare finalmente
una bella figura. La situazione poi era aggravata dal
fatto che avevamo poche occasione di vederci e di trovare
un posto tranquillo dove far l'amore.
In effetti, in un periodo che avevamo potuto fare sesso
tutti i giorni, avevo notato che i miei tempi si erano
un poco allungati. Speravo che se fossi riuscito a far
l'amore tutti i giorni, tre volte al giorno, alla fine
sarei riuscito a durare abbastanza a lungo. Una volta,
sotto l'effetto di un overdose di sesso, si era manifestato
il fenomeno del pistolino anestetizzato e l'avevo fatto
quasi per un'ora. Alla fine ero stremato e anche lei
era tutta arrossata. Mi faceva anche un po' male perché
ci avevo dato dentro con troppa irruenza. Ma mi sentivo
proprio felice. Ero un grande trombatore.
Disgraziatamente si trattò di una guarigione
momentanea. Eravamo andati in vacanza insieme a casa
di amici. Quando tornammo a Milano non ci vedemmo per
una settimana. Alla prima occasione amatoria ritornai
a essere una frana. Il fatto di essere riuscito qualche
volta a resistere a lungo mi sembrava un'ulteriore beffa.
Così infatti sapevo come fanno i veri uomini.
Mi illudevo di essere "guarito" e poi mi ritrovavo
ad annaspare nel fango gelido.
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