Le sue zone erogene
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- Category: La donna
- Published on Sunday, 17 April 2011 19:31
- Written by Redazione
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La donna è tutta una grande zona erogena. Tutto il suo corpo è cosparso da tantissimi ricettori del piacere. Sono migliaia. Anche l'uomo è così ma la donna di più. E poi lei ce li ha più belli: rosa. Ma anche neri, gialli, rossi e ocra. Non siamo razzisti. Le donne ci piacciono di tutti i colori.
Bianco: dette anche zone di parcheggio. Non c'è gusto, non c'è senso del peccato.
Celeste: inizio eccitazione. Se si fa toccare forse ci sta.
Rosa: area di divagazione. Non passare subito alle zone rosse. Aspetta. Falla scaldare. Qui le piace pazzescamente.
Verde: si inizia a sentire qualche cosa. Primi brusii interessanti.
Arancione: si sentono i brividini. La trama s'infittisce. Ormai è quasi tua.
Rosso: Urka! Ci sei; è infuocata. Praticamente sei partito. Ora devi solamente evitare errori che causino una brusca frenata. Auguri.
Siamo tutti fratelli e sorelle e i nostri avi erano tutti negri. Perché essere razzisti? Perché rinunciare ad amarsi con milioni di donne morbidissime solo perché hanno un altro colore? Occupiamoci invece delle loro zone erogene che sono miliardi.
Come vedremo meglio nel capitolo sulla delizia del massaggio sessuale, ogni contatto che sia lento e gentile può essere gradevole. Le dita delle mani e quelle dei piedi, se accarezzate o succhiate, possono dare dei livelli di godimento selvaggio che uno annaspa e gli sembra di svenire e si sente buono dentro e non gli sembra più che il mondo è stato creato apposta per fargli un dispetto personale a lui.
Anche le caviglie sono un luogo sottovalutato ma sensibilissimo alle carezze. Per non parlare poi dei polsi e dell'incavo del gomito. Non buttatevi subito sulle cosce. Prendete tempo. Non dovete espugnarla al primo assalto come una fortezza.
La donna non è una scatoletta di tonno da aprire velocemente per divorare il contenuto.
E non si tratta di "cincischiare coi preliminari." Si tratta di aprire un nuovo livello di godimento, facendo sprizzare il piacere da ogni centimetro di pelle, accarezzando, toccando, frizionando, baciando e succhiando minuziosamente la fanciulla, dimenticandosi totalmente che ella abbia seni, cosce e una divina inflorescenza nascosta. Solo quando il desiderio dentro di te e dentro di lei sarà un incendio, solo quando sentirai ventate di energia cosmica scorrere tra i vostri corpi, solo allora, lentamente, molto lentamente inizierai a baciarle il collo e le orecchie.
E poi le toccherai i seni e le natiche. E solo allora si inizierà a parlare di sesso. Ma ci vuole tempo. È il tempo che è erogeno. Se devi scappare, se non hai un minuto da perdere, non ti serve di sapere niente delle zone erogene. Non sapresti che fartene.
Elogio della lentezza
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- Category: La donna
- Published on Sunday, 17 April 2011 19:26
- Written by Redazione
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La prima cosa che bisogna imparare se si vuole diventare un Grande Amatore o una Sublime Seduttrice è che l'amore si sposa con la lentezza. Ogni tanto è bello buttarsi in un amplesso scatenato, spasmodico, rovesciare i tavoli, demolire i letti, aggrapparsi alle tende e farle crollare, abbattere i soprammobili e divellere i lavandini buttandosi uno sull'altra come animali affamati. Ma se volete toccare il cielo con un dito, volteggiare nel paradiso dei sensi come una piuma nel vento, dovete togliere il piede dall'acceleratore e farvi trasportare dalla lenta corrente del piacere. È proprio un fatto fisiologico.
Il meccanismo del piacere fisico funziona meglio a ritmo rallentato. Quando ci si ama forsennatamente il piacere sta nel gioco, nell'emozione, nella trasgressione. Può essere un piacere fortissimo ed è meraviglioso sperimentarlo. Ma dopo i primi incontri questa esaltazione tende a diminuire... La velocità è bella ma non porta lontano sulla via del piacere. Il nostro cervello, i nostri meccanismi del piacere hanno bisogno di andare piano per dare il massimo. Se sono concentrato sul movimento rapido devo mettere molta energia nel controllare i miei gesti. Al contrario muovendomi come una lumaca posso ascoltare fino in fondo le sensazioni. E non solo. Muovendomi pigramente costringo il mio cervello ad abbassare il ritmo.
Tanto più le mie onde cerebrali sono ampie e lente, tanto più aumenta la capacità mentale di percepire le sensazioni. Praticamente se diminuisco la velocità è come se girassi la manopola del volume della mia radio del piacere.
Andando pianissimo alzo automaticamente il volume e miglioro l'ascolto. Può sembrarvi un discorso strano ma vi basterà sperimentarlo per verificare che è così. È un'idea quasi sconosciuta nella nostra cultura produttiva e consumistica. Al contrario, gli orientali hanno il culto di queste cose. Le percezioni (quello che noi sentiamo) possono aumentare o diminuire a seconda di quello che stiamo facendo e del ritmo di lavoro che imponiamo al nostro cervello. Funziona così con il sapore degli spaghetti, l'ascolto della musica, il tatto, la vista, e funziona tanto più con la percezione del piacere.
Ma per quanto riguarda il piacere, la perfezione naturale del nostro corpo biologico ci offre un'altra meraviglia. La capacità di percepire cresce con il tempo. Il bacio che date a quarant'anni vi darà un piacere molto più forte e profondo di quello che avete dato a quindici anni. Questo a patto di applicarvi ad ascoltare. Essere curiosi del sentire. Essere disponibili a farsi stupire da quello che sentite. Non sono le cose che fate che devono diventare sempre più eccessive per risvegliare il vostro interesse.
È la capacità di ascolto che deve crescere.
Sennò finite in un vicolo cieco. Iniziate a far l'amore in auto andando a 100 all'ora e finisce che godete soltanto se fate un'orgia su una nave in fiamme mentre un elefante vi sodomizza.
C'è un universo sconosciuto nascosto nei vostri sensi. Esplorarlo è un'avventura sublime.
Come trattare la clitoride
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- Category: La donna
- Published on Sunday, 17 April 2011 19:23
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Essa è sensibile, tenera, bisognosa d'affetto
La ragazza che mi spiegò dov'è la clitoride mi fece un corso in due lezioni.
1 - Come trovare la clitoride.
2 - Come trattarla.
Infatti lei si rese conto subito che io ero imbranato e gliela strapazzavo troppo. Noi uomini siamo sempre convinti che per ottenere il miglior risultato bisogna usare il massimo della forza. Invece no.
La clitoride vuole la dolcezza. Lei mi spiegò che dovevo rendere scivoloso il mio dito con un po' di saliva e poi appoggiarlo poco sopra il bottoncino (la punta della clitoride, che in alcune ragazze arriva a scoprirsi, spuntando un poco).
Tutto il rilievo della clitoride è sensibile. Alcune donne, anzi, sono fin troppo sensibili sulla punta della clitoride che comunque va toccata lievemente. Ogni donna è diversa e bisogna chiedere e avere orecchio, essere sensibili alle variazioni di atteggiamento di lei per capire.
Questa sensibilità non la si può insegnare. Ognuno deve coltivare al meglio la sua attenzione, il suo ascolto. Comunque va tenuto conto che si tratta di zone delicate e che anche se a una ragazza piace essere frizionata con una certa energia, si tratta, al limite, di piacere psicologico. Perché fisiologicamente è il tocco leggero quello che può procurare più piacere.
Un altro discorso è quello sulla pressione del palmo della mano sopra il pube, che può essere forte ma proprio per questo deve diventare morbida e lenta. Infine si deve distinguere tra delicatezza e velocità. Infatti molte ragazze, mentre gioiscono, preferiscono una carezza delicata (con una pressione molto lieve) che però segua un ritmo veloce. In ogni caso se accarezzando una donna o baciandola intimamente vi ispirate alle scene dei film pornografici siete fuori strada. Troppa irruenza, troppi movimenti a scatti... Quelle sono passere frullate. Quelle povere ragazze alla sera se la trovano tutta irritata. Pessimi amatori.
Tutto nel sesso dovrebbe essere più sinuoso, più armonioso, più simile al ritmo incessante delle onde del mare. Questi attori porno sembrano scimpanzé afflitti dal delirio tremens.
Com'è fatta la madre di tutte le delizie
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- Category: La donna
- Published on Sunday, 17 April 2011 19:22
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Il sesso femminile è bellissimo. L'abbiamo già detto ma ripeterlo non fa mai male. Di tutte le bellezze del creato la passera è la meno celebrata da pittori e poeti.
Per secoli i pochi che si sono dedicati a ritrarla sono stati considerati dei maniaci sessuali. Solo negli ultimi decenni c'è stata una proliferazione di disegni che generalmente però sono orrendi graficamente e imprecisi sul piano anatomico. Questa lacuna culturale si riflette sul linguaggio.
I vocaboli che indicano le varie parti anatomiche della passera sono brutti, hanno suoni cacofonici e angoscianti (vagina, vulva, utero...) e soprattutto il vocabolario è scarno e spesso non esistono parole specifiche per le singole parti ma allocuzioni come "grandi labbra" o "monte di Venere" e "punto G". Per gli studiosi della lingua questo è un chiaro segnale: la dimestichezza di un popolo con un argomento si misura infatti osservando la ricchezza dei vocaboli che si usano per parlarne.
Ad esempio gli Inuit (eschimesi) hanno molte parole singole per indicare le diverse qualità della neve e del ghiaccio ("qanik" è la neve polverizzata, a grani sottili, "apuhiniq" la neve che il vento ha compresso in dure barricate, "maniilaq" le zolle di ghiaccio, "Hiku" il ghiaccio permanente ecc.).
Ovviamente una simile dovizia di vocabolario non la troviamo tra i Tuareg, del deserto del Sahara, che probabilmente non hanno neanche una parola per indicare la neve e quando ne parlano dicono "acqua che è tanto fredda da diventare solida e bianca."
Ecco, dal punto di vista anatomico noi siamo in un vocabolario sessuale desertico. Siamo i Tuareg del sesso. Persino gli eschimesi hanno una ricchezza di vocabolario sessuale maggiore della nostra, nonostante il fatto che vadano in giro molto vestiti e abbiano poche occasioni per guardarsi come sono fatti sotto. E devono pure farlo in fretta che sennò gli si congela (anche dentro gli igloo c'è un freddo cane, che col caldo sennò il ghiaccio di cui sono costituiti si scioglierebbe e gli crollerebbe addosso).
Eppure, dicevamo, hanno più vocaboli dei nostri. Per non parlare di alcune popolazioni dell'Oceania (come i Mangaiani) che hanno vocabolari ancora più ricchi.
Le grandi labbra hanno nomi specifici, così pure le "piccolissime labbra" che proteggono l'ingresso vero e proprio della vagina. Hanno nomi diversi le varie forme delle piccole labbra, o il bordo superiore in rilievo del glande maschile, così pure le "chiappette del glande" e la zona di maggior sensibilità erogena, sottostante, che si protrebbe definire come "clitoride maschile" .
Uno dei problemi che abbiamo trovato scrivendo quest'opera è proprio la mancanza di vocaboli che ci costringe spesso a complicati giri di parole. Per fortuna è tutto più semplice se si ricorre ai disegni. Per concludere vorremmo notare che la povertà di vocaboli diventa indicatore di un livello veramente basso di cultura sessuale nella nostra tradizione culturale. Infatti i vocaboli che indicano l'anatomia genitale non sono parole tratte dal linguaggio corrente. Si tratta invece di termini scientifici, inventati dai medici per poter parlare in ambito medico e che solo recentemente sono diventati di uso comune almeno negli strati più scolarizzati della popolazione. Se prendiamo a controprova di questo i dialetti, troviamo che i termini che indicano il sesso femminile non sono tanti. Anzi è uno solo e generico, al massimo c'è una parola per indicare la clitoride ma più che una parola è una metafora nel parlato che indica qualche cosa che c'è ma non ha nome.
L'origine del mondo
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- Category: La donna
- Published on Sunday, 17 April 2011 19:20
- Written by Redazione
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Che io sappia la Lombardia è l'unica regione d'Italia, e una delle poche nel mondo, dove il nome dell'organo femminile ha unicamente un significato positivo nel linguaggio corrente. Mona, Patacca, Fregna sono termini dispregiativi. Figa invece è, per i lombardi, un'esclamazione positiva.
Si vede che i costumi migliorano; infatti negli ultimi anni in tutto il paese i termini "figa" e "figo" sono diventati positivi. E per sottolineare che qualche cosa è veramente mostruosamente gradevole si dice che è una "figata pazzesca". Ciò vuol dire che si sta piano piano facendo strada la coscienza della grandiosità della natura femminile.
Per secoli disprezzata tanto che nell'antichità classica gli déi si rifiutavano di nascere da lì, preferendo essere partoriti direttamente dal cranio di Giove o, al massimo, dal fianco della madre, come Budda.
Nel 1866 Gustave Coubert fece un gesto rivoluzionario dipingendo il quadro che qui riproduciamo, intitolato: "L'origine del mondo". Fu un grande scandalo, nell'Europa dove le donne non avevano diritto di voto, affermare la sacralità naturale del luogo dove tutti siamo stati concepiti.
Perché dobbiamo sentirci imbarazzati nel mostrare su queste pagine le immagini dipinte di un sesso femminile? Eppure ci siamo trovati a discutere se pubblicare un sesso dischiuso disegnato in modo realistico non potesse offendere la sensibilità di qualcuno inducendolo a non continuare la lettura (visto che il nostro scopo è raggiungere il maggior numero di persone con un'informazione finalmente completa). Abbiamo deciso però che un'informazione corretta non si poteva fare senza mostrare illustrazioni dove le parti intime fossero riconoscibili. E poi ci è sembrato giusto cogliere la sfida di riuscire a raccontare ed esaltare la purezza del nostro corpo e la magnificenza della natura senza cadere nella volgarità e nella vuota pornografia.






